Skip to content

Lo zaffo

Una delle prime cose che ti chiedono è: Ma hai mai visto qualcuno morire? Domanda retorica. E fa impressione?
La prima volta che vidi entrare il Signor G. mi disse che dovevo mettermi a dieta, come fa lei, mi disse, ad avere sta pancia nonostante cammini tutto il dì?
A lui si vedevano le coste, e mangiava solo gelato, mi disse che dato che stava per morire, tanto valeva fare i capricci e mangiare solo ciò che gli andava.
E così, verso le due, con la nipote seduto sul letto, soporoso, con gli occhi che andavano giù, se ne mangiò un ultimo.
E la nipote mi chiedeva, ha sonno, lo devo lasciare dormire?
Se ne andò appena prima delle 21.00, senza fare rumore.
E rimasi fermo immobile a guardare la mia collega.
E fu come un vuoto, piccolo piccolo, sotto lo stomaco.

Lo preparammo piano, in un silenzio irreale.
E mi sentii onorato, come un saluto, il migliore che gli potessi dare.

E ora voi capite, magari pensate io sia triste a scrivere queste cose.

Ma sono cose inestimabili.

Ieri guardavo la figlia di D. che gli parlava, una bella donna sui 40, vestita seria, un po’ stropicciata sul viso.
Parlava e diceva papà, ma non hai fame? sapendo probabilmente che questi non capirà, non mangerà.
La guardavo e pensavo, Signora, io la ammiro. Io ci sono. Sono con lei.

L’inverno

Stai seduto sulla tazza del water,

vedi i suoi colori oltre i bordi del vetro della porta del bagno.

E sembra un brutto sogno.

La sensazione di dejavù,

come uno strano prurito allo stomaco.

Intanto passa una sirena, e fuori nevica.

ma fa freddo lo stesso, qui.

E’ come incontrare un vecchio amore non ricambiato

questo inverno.

Ed io, l’ho salutato in biblioteca.

E’ come veder piangere uno sconosciuto.

Come la conversazione dopo un lungo litigio, questo inverno.

Esami

La solitudine dello studio, delle parole mute, sussurrate anzi;

Una cattedrale di preghiere, seducenti baci sulla pelle d’oca.

I pensieri e i viaggi, tutti tra le righe.

Frasi come precipizi, lunghe e strette passerelle sul successo.

La speranza,

di dire un giorno la cosa giusta, di muovere le mani così perfettamente che non un solo movimento sia buttato, che un solo momento non sia sprecato.

La perfezione del sapere, per mirare all’infinito.

tempo

E lo stesso mi attanaglia nel mattino camminando sulla nebbia, preso dalla fretta.

Cammino veloce, fino a sentir male ai piedi.
Guardando il mondo seduti su di un pullman, presi dalla sicurezza di guardare il mondo in uno non spazio che è quello della partenza e dell’arrivo. Si ha l’impressione che tutto scorra un po’ più lentamente.
Ad esempio le canzoni, sembrano andare lentamente, e sembra ci sia più tempo per ascoltarle.
E non mi preoccupo ancora di cosa farò quando sarò arrivato.
Perché una volta sceso ho paura.
Ma una paura folle, incontrollata.
Quella che fa prudere le gambe, e ti sussurra la fretta.
Per il tempo che diventa adulto, ma che ha le stesse ore, una coperta troppo corta.
Lo spasmo di libertà di chi si libera da un abbraccio.